La filiera della lana

La lavorazione della lana parte dalla fibra grezza ottenuta dalla tosatura degli ovini. Le fasi principali sono la lavatura, che rimuove i grassi e le impurità, la carbonizzazione (opzionale, per eliminare residui vegetali), la cardatura e la pettinatura, che allineano le fibre in modo da orientarle in una direzione uniforme.

La distinzione fondamentale nella filiera laniera riguarda il tipo di lavorazione: la lana cardata mantiene le fibre disposte in modo irregolare, producendo filati morbidi e voluminosi adatti a stoffe con effetto "pelo"; la lana pettinata (o "worsted") è ottenuta con fibre lunghe allineate, produce filati lisci e compatti usati per abiti formali e pantaloni.

Il distretto di Biella

Biella, in Piemonte, è associata alla produzione di tessuti in lana pettinata di fascia alta. L'area ha una lunga tradizione manifatturiera che sfruttava inizialmente l'energia idraulica dei torrenti alpini per alimentare i mulini tessili. Nel corso dell'Ottocento la meccanizzazione dei processi accelerò la concentrazione di imprese specializzate nell'area.

Le aziende del biellese sono note per la produzione di tessuti in lana pura o mescolata con altre fibre pregiate (cashmere, alpaca, mohair). La qualità viene determinata principalmente dal diametro del filato, misurato in micron: filati sotto i 20 micron sono considerati di fascia superiore. Il distretto ospita anche una serie di imprese specializzate nella tintura in fiocco — una tecnica che tinge la fibra prima della filatura, consentendo maggiore uniformità cromatica.

Telaio industriale in un'azienda tessile
Telaio industriale per la produzione di tessuti. Fonte: Wikimedia Commons, CC.

Il distretto di Prato

Il distretto di Prato, in Toscana, ha sviluppato una specializzazione diversa da quella biellese. È storicamente noto per la lavorazione dei cascami di lana — fibre recuperate da indumenti usati o da ritagli di produzione — che vengono selezionati, aperti meccanicamente e rilavorati per ottenere nuovi filati.

Questo processo, noto come "rigenerazione" della fibra, ha consentito a Prato di operare in modo economicamente efficiente su volumi elevati. La capacità di produrre tessuti a partire da materiale riciclato ha acquisito rilevanza anche nella prospettiva della sostenibilità ambientale, tema che ha riportato attenzione al distretto pratese a livello internazionale.

Il distretto produce principalmente stoffe per cappotti, giacche e abiti in misto lana, destinate sia al mercato interno che all'export.

Il distretto di Carpi e la maglieria

Carpi, in Emilia-Romagna, è il principale distretto italiano per la maglieria. Il settore della maglieria si distingue dalla tessitura tradizionale: il tessuto viene costruito per intreccio di maglia (knitting) invece che per tessitura (weaving). Le macchine da maglieria producono direttamente il tessuto tubolare o il capo completo, con tempi di produzione più rapidi.

Il distretto di Carpi conta molte piccole imprese specializzate in diverse fasi: alcune producono il filato, altre il tessuto jersey grezzo, altre il capo finito. La filiera è frammentata ma coordinata, con una presenza significativa di agenti e intermediari commerciali che gestiscono i rapporti con i mercati esteri.

Confronto tra i principali distretti

Distretto Regione Specializzazione principale Tipo di fibra
Biella Piemonte Lana pettinata alta qualità Lana, cashmere, alpaca
Prato Toscana Lana rigenerata e misto lana Lana riciclata, fibre miste
Carpi Emilia-Romagna Maglieria Lana, acrilico, misto
Vicenza Veneto Tessuti per abbigliamento Lana, poliestere

Certificazioni e classificazione della fibra

Nel settore laniero esistono diverse certificazioni che attestano l'origine e la qualità della fibra. La marchiatura Woolmark, gestita da The Woolmark Company, garantisce che il prodotto contenga solo lana vergine. Altre certificazioni riguardano il benessere animale (come la norma ZQ per la lana merino neozelandese) o la tracciabilità della filiera.

A livello europeo, il Regolamento (UE) n. 1007/2011 stabilisce le norme per la denominazione delle fibre tessili e l'etichettatura dei prodotti. Secondo questa normativa, la composizione fibrosa deve essere indicata in percentuale su ogni prodotto tessile messo in commercio nell'Unione Europea.

Riferimenti